Lunedì 26 ottobre abbiamo partecipato all’incontro organizzato da FISI Brescia con il vicepresidente nazionale Francesco Bettoni. Un’occasione per comprendere che cosa stia accadendo alla Federazione dopo le elezioni del 10 ottobre a Verona, ma soprattutto per porre alcune domande sul futuro degli Sci Club, sulla promozione dello sport e sul ruolo che la Federazione dovrebbe svolgere.

Una Federazione in attesa di un nuovo presidente

La serata si è aperta con l’intervento di Francesco Bettoni, che ha illustrato la situazione venutasi a creare dopo l’assemblea elettiva del 10 ottobre a Verona, conclusasi senza l’elezione del nuovo presidente federale.

Bettoni ha spiegato che l’attuale dirigenza nazionale continuerà a svolgere le proprie funzioni fino alle nuove elezioni, garantendo la continuità delle attività federali e agonistiche.

La data delle prossime elezioni non è ancora stata definita. Tra gli elementi che potrebbero influire sui tempi è stata ricordata anche l’integrazione delle discipline paralimpiche all’interno della Federazione, integrazione che è stata votata il 10 ottobre 2026 nella assemblea straordinaria.

Secondo quanto emerso durante l’incontro, è probabile che si arrivi al 10 aprile 2027, se non addirittura oltre.

Bettoni ha inoltre precisato che quello di ieri sera, non era né il luogo né il momento per fare campagna elettorale. L’obiettivo della serata era piuttosto quello di incontrare gli Sci Club, ascoltare le loro domande e cercare di fare chiarezza dopo una fase particolarmente difficile, caratterizzata da molta confusione.

Alla riunione erano presenti anche il presidente del Comitato Alpi Centrali Roberto Malvezzi, l’ex presidente del Comitato Alpi Centrali Franco Zecchini e il presidente provinciale FISI Brescia Riccardo Nicoli.

Hanno partecipato circa una ventina Sci Club, una rappresentanza significativa delle società sportive bresciane.

Abbiamo apprezzato la disponibilità al confronto e ne abbiamo approfittato per rivolgere alcune domande a chi, in questo momento, rappresenta uno dei massimi livelli istituzionali della nostra Federazione.

Le nostre domande hanno riguardato questioni anche molto differenti tra loro, ma accomunate da un interrogativo probabilmente comune anche ad altre discipline.

Per esempio abbiamo chiesto delucidazioni in merito alla tessera FISI FAN.

Ma che cos’è realmente questa tessera? E soprattutto, quale ruolo dovrebbe avere nel futuro della Federazione?

Provo a riportare ciò che ho compreso dalla risposta di Francesco Bettoni.

La tessera FISI FAN nasce con un obiettivo diverso rispetto al tradizionale tesseramento federale promosso dagli Sci Club.

Gli Sci Club sono storicamente le organizzazioni attraverso le quali si promuove e si organizza la pratica sportiva, in particolare quella agonistica, ma non soltanto.

La tessera FISI FAN, invece, si rivolge a una platea molto più ampia: tutti coloro che frequentano la montagna e praticano gli sport invernali per passione, turismo o semplice divertimento.

Parliamo anche di chi va a sciare due o tre volte all’anno, utilizza gli impianti di risalita e non ha alcun interesse per le competizioni sportive.

L’obiettivo è comprensibile: aumentare il numero dei tesserati e, di conseguenza, il peso e la rappresentatività della Federazione.

Durante la serata si è parlato di circa 80.000 tesserati FISI e di un bacino potenziale di sciatori in Italia stimato, con una forbice molto ampia, tra uno e quattro milioni di persone.

Nel commento di alcuni sci club presenti si è fatto presente che è significativo il divario di utenti considerando laa difficoltà di distinguere gli sciatori residenti in Italia dai numerosi turisti stranieri che frequentano le nostre località sciistiche.

Fin qui, tutto comprensibile.

Ora aggiungo una riflessione del giorno dopo, qual è il vero obiettivo della nostra Federazione?

Io continuo a pensare che una federazione sportiva debba innanzitutto sostenere lo sport, i giovani e gli sportivi di tutte le età.

Credo che gli Sci Club siano qualcosa di più di semplici organizzatori di competizioni.

Sono luoghi di aggregazione, di crescita e, perché no anche agenzie educative.

Vincere medaglie è bellissimo. Ma forse potremmo anche accontentarci di riuscire a convincere qualche ragazzo in più ad allontanarsi, almeno per qualche ora, dallo schermo del telefono e dai social media.  Social media che, con il passare del tempo, iniziamo a vedere come una vera piaga, una vera intossicazione del cervello dei nostri ragazzi. I social media sono strumenti che, soprattutto per i più giovani, possono favorire forme di dipendenza e sottrarre tempo alle relazioni e alle esperienze vissute direttamente.

Lo sport offre invece la possibilità di confrontarsi con la vita reale, con le sue difficoltà, le sue soddisfazioni e le sue relazioni umane.

Prendo ad  esempio ciò che ha commentato il consigliere provinciale Simone Carzeri ieri sera: questa stessa riunione è il miglior “social media possibile”, trovarci e parlarci.

Se riuscissimo a fare questo, avremmo già ottenuto un risultato sportivo e sociale straordinario.

Allora mi domando: cercare di tesserare il maggior numero possibile di sciatori, indipendentemente dal loro rapporto con lo sport organizzato, è davvero la strada migliore per rafforzare le attività degli Sci Club?

Oppure rischiamo di confondere il mezzo con il fine?

Aumentare il numero degli iscritti può certamente rafforzare la Federazione, ma questo incremento deve poi tradursi in maggiori opportunità per chi pratica, organizza e promuove lo sport o solo un modo per contare di piu?

È una domanda legittima, alla quale credo sia importante trovare una risposta prima di introdurre un nuovo sistema di tesseramento che, se non adeguatamente regolato, potrebbe finire per penalizzare proprio gli Sci Club più piccoli.

 

a seguito di questa discussione abbiamo chiesto delucidazioni in merito a cosa abbiamo votato in assemblea straordinaria il medesimo 10 ottobre 2026 con voto palese, cioè con un registro in cui è possibile andare a vedere ciò che ha votato ogni votante.

Da 35 a 25 tessere: avevamo capito bene?

Avevamo interpretato la modifica dello Statuto come una riduzione da 35 a 25 del numero minimo di tesserati richiesto agli Sci Club.

Una misura che avrebbe potuto rappresentare un aiuto concreto, soprattutto per le associazioni più piccole.

Ma la risposta ricevuta è stata diversa.

Ci è stato spiegato che gli Sci Club continueranno a essere obbligati ad acquistare 35 tessere per la riaffiliazione, mentre per esercitare il diritto di voto sarà sufficiente avere 25 tesserati.

A quel punto ho capito che, evidentemente, qualcosa mi era sfuggito.

Oggi, sono quindi tornato a esaminare il testo dello Statuto FISI oggetto della revisione, per capire meglio che cosa fosse stato effettivamente votato a Verona.

Che cosa prevede la modifica statutaria?

Dall’analisi del documento emergono tre elementi.

FISI_Statuto_rev_16_09 (1)

1. Articolo 4, comma 1, lettera d) – Affiliazione

La modifica statutaria prevede la riduzione da 35 a 25 del numero minimo di tesserati richiesto per l’affiliazione alla Federazione.

2. Obbligo di acquisto delle tessere

Lo Statuto non stabilisce espressamente che gli Sci Club debbano acquistare obbligatoriamente 35 tessere.

L’articolo 21 attribuisce al Consiglio Federale il potere di stabilire le quote annuali di affiliazione e tesseramento.

3. Entrata in vigore e disposizioni applicative

Il nuovo requisito statutario risulta quindi essere di 25 tesserati, anziché 35.

Tuttavia, il documento esaminato è una versione di revisione e, da solo, non permette di stabilire se la modifica sia già entrata in vigore né se sia stato eliminato un eventuale obbligo amministrativo di acquistare 35 tessere.

Occorre pertanto distinguere due aspetti:

  • 25 tesserati: nuovo requisito minimo previsto dalla modifica statutaria per l’affiliazione.
  • 35 tessere: eventuale obbligo di acquisto che deve ancora essere verificato attraverso le disposizioni e le delibere federali applicabili.

A questo punto la domanda da rivolgere alla FISI diventa molto precisa:

Se lo Statuto riduce a 25 il numero minimo di tesserati per l’affiliazione, in base a quale disposizione gli Sci Club sarebbero ancora obbligati ad acquistare 35 tessere?

Non possiamo quindi affermare con certezza che l’obbligo di acquisto delle 35 tessere sia stato eliminato, ma neppure che sia rimasto invariato senza conoscere la disposizione che lo prevede.

Rimane poi una questione più generale: se l’obiettivo è sostenere gli Sci Club, soprattutto quelli che operano in piccoli territori e con risorse limitate, perché non intervenire concretamente anche sui costi e sugli obblighi di affiliazione?

La distinzione tra numero minimo di tesserati, numero di tessere da acquistare e requisiti per esercitare il diritto di voto merita un chiarimento formale, affinché tutti gli Sci Club possano conoscere con precisione i propri obblighi e diritti.

Un’altra domanda che abbiamo fatto:La Procura federale: indipendenza e trasparenza?

Un altro tema affrontato durante la serata ha riguardato la Procura federale.

La domanda di fondo è stata questa: la Procura federale è un organo realmente indipendente?

È uno strumento di garanzia, chiamato a tutelare il rispetto delle regole da parte di tutti, oppure esiste il rischio che i procedimenti disciplinari possano essere percepiti, o addirittura utilizzati, come strumenti di pressione nei confronti di chi esprime posizioni differenti?

La risposta ricevuta ha ribadito che la Procura federale opera in piena autonomia e indipendenza.

È stato inoltre osservato che molte interpretazioni delle decisioni degli organi di giustizia sportiva risentono inevitabilmente delle posizioni personali di chi le commenta.

Ho quindi posto una domanda molto concreta.

Perché nella pagina del sito federale dedicata alle decisioni degli organi di giustizia non è possibile consultare il documento relativo al procedimento n. FISI/2024/0002, che, per quanto a mia conoscenza, avrebbe dovuto essere pubblico dal 17 giugno 2024?

La risposta è stata che il procedimento si è concluso con un’archiviazione e che, non essendoci stata una decisione da pubblicare, il documento non è disponibile nella sezione dedicata alle decisioni.

Prendo atto della spiegazione, ma non posso nascondere il mio rammarico.

Per chi è stato coinvolto in una vicenda di questo genere, il fatto che un procedimento venga archiviato non significa necessariamente che tutto ciò che è accaduto prima perda importanza.

Ritengo che la trasparenza sia particolarmente importante proprio quando un procedimento si conclude senza l’accertamento di responsabilità.

Non sostengo che ogni atto debba necessariamente essere pubblicato senza limiti: esistono regole, diritti e obblighi di riservatezza che devono essere rispettati.

Ma credo sia legittimo chiedere che siano chiariti i criteri con cui vengono resi accessibili gli atti e le conclusioni dei procedimenti.

L’indipendenza di un organo di giustizia è fondamentale. Ma altrettanto fondamentale è la fiducia che quell’organo riesce a trasmettere a tutti i tesserati.

La fiducia si costruisce anche attraverso la trasparenza.

Personalmente continuo a considerare quella vicenda una dimostrazione di forza istituzionale nei nostri confronti. È una mia valutazione, maturata sulla base dell’esperienza vissuta, che avrei voluto poter discutere anche attraverso la pubblica consultazione degli atti conclusivi.

Siamo poi passati  a domande più generali come: Scialpinismo e impianti sciistici: perché non pensare a un utilizzo più inclusivo delle risorse pubbliche?

Quando la neve naturale scarseggia, anche gli scialpinisti sono spesso costretti a cercare alternative nelle località dotate di innevamento programmato.

Ma non è soltanto una questione di scarsità di neve.

Le stazioni sciistiche possono rappresentare, in determinate condizioni e con regole precise, anche un’opportunità per allenarsi e praticare attività sportive diverse dallo sci alpino. Come lo scialpinismo.

Da qui la nostra domanda:

Quando lo Stato o le Regioni intervengono economicamente per sostenere gli impianti sciistici, soprattutto in occasione di calamità naturali o situazioni di particolare difficoltà (mancanza di precipitazioni nevose naturali), perché non prevedere anche forme di accesso e servizi destinati ad altre categorie di sportivi della neve?

Non stiamo chiedendo che gli scialpinisti possano risalire liberamente lungo le piste, ignorando le norme di sicurezza o le esigenze dei gestori.

Stiamo chiedendo se non sia possibile progettare, dove tecnicamente e normativamente fattibile, percorsi dedicati, fasce orarie o altre soluzioni che consentano un utilizzo più ampio delle infrastrutture sostenute anche con risorse pubbliche.

In fondo, se una parte dei finanziamenti proviene dalla collettività, non sarebbe ragionevole cercare di estendere i benefici al maggior numero possibile di praticanti degli sport invernali?

La risposta ricevuta durante l’incontro è stata, almeno per me, difficile da interpretare. Devo ammettere di non aver compreso quale sia la posizione della Federazione su questo argomento.

Ritengo quindi che la questione meriti di essere riproposta e approfondita.

Orgogliosi del progetto “Skialp da ragazzi” , abbiamo chiesto più visibilità e la necessità di investire nella promozione sportiva.

Durante l’incontro abbiamo richiamato l’attenzione anche sul progetto “Skialp da ragazzi”, realizzato a Borno.

Si tratta di un’esperienza concreta di avvicinamento dei giovani allo scialpinismo, che riteniamo meritevole di essere conosciuta, valorizzata e possibilmente riproposta anche in altri territori.

Abbiamo chiesto che questa iniziativa venga almeno presa in considerazione e raccontata nell’ambito del progetto nazionale “Scivolare”, dedicato alla promozione degli sport della neve tra i più giovani.

L’idea di avvicinare bambini e ragazzi alla neve è certamente positiva.

Ma, a nostro avviso, non basta organizzare una giornata promozionale nelle scuole,  magari anche riuscendo a far indossare un paio di sci per qualche ora e sperare che da quell’esperienza nasca una nuova generazione di sportivi.

Occorre creare le condizioni affinché le famiglie possano realmente permettersi di proseguire l’attività.

Parliamo di costi degli impianti, attrezzature, trasporti, formazione e disponibilità di associazioni sportive sul territorio.

Il vero successo di un progetto promozionale non dovrebbe essere misurato soltanto dal numero di ragazzi che partecipano alla prima giornata, ma anche da quanti riescono a continuare a praticare sport negli anni successivi.

In questo senso, iniziative come il Free Skipass della Valle Camonica rappresentano esempi interessanti di collaborazione territoriale per ridurre le barriere economiche di accesso agli sport invernali.

Quanto sarebbe bello poter contare su progetti simili in tutte le nostre valli!

E quanto sarebbe importante che la Federazione si facesse promotrice di un confronto con le istituzioni locali per favorirne la diffusione.

Abbiamo poi concluso con “M come Montagna” : un’occasione per raccontare che cosa fanno davvero gli Sci Club

Nel corso della serata di ieri, il presidente provinciale FISI Brescia, Riccardo Nicoli, ha ricordato l’appuntamento con M come Montagna, indicato per il 14 e 15 novembre 2026 a Brescia.

L’intenzione di FISI Brescia è quella di utilizzare questa manifestazione per far conoscere le attività degli Sci Club del territorio e avvicinare un pubblico sempre più ampio a quello che oggi viene frequentemente definito il mondo della neve e della montagna.

Un’espressione forse un po’ inflazionata, ma che racchiude esperienze, passioni e realtà associative molto diverse.

Ci auguriamo che questa occasione possa servire soprattutto a raccontare ciò che gli Sci Club fanno concretamente durante tutto l’anno.

Non soltanto gare, classifiche e medaglie, ma anche formazione, volontariato, educazione, aggregazione e promozione di uno stile di vita attivo.

Sono attività che spesso rimangono poco visibili, ma che rappresentano una parte fondamentale del valore sociale della nostra Federazione.

Quale Federazione vogliamo costruire?

Usciamo da questa serata con qualche informazione in più sulla situazione istituzionale della FISI, ma anche con diverse domande ancora aperte.

Abbiamo apprezzato la disponibilità del vicepresidente Francesco Bettoni a incontrare gli Sci Club e a confrontarsi direttamente con i loro rappresentanti.

Crediamo però che il futuro della Federazione non possa essere discusso soltanto in termini di equilibri elettorali, numero di tesserati o organizzazione degli organi federali.

La domanda fondamentale rimane: a che cosa serve la nostra Federazione e per chi deve lavorare?

Per noi la risposta parte dai territori, dalle associazioni, dai volontari, dagli allenatori, dalle famiglie e soprattutto dai ragazzi.

Una Federazione forte non è soltanto una Federazione che conta molti iscritti.

È una Federazione capace di creare opportunità, sostenere chi organizza lo sport, ascoltare le realtà più piccole e rendere la pratica sportiva accessibile a un numero sempre maggiore di persone.

Le medaglie sono importanti e rappresentano il risultato più visibile dell’eccellenza sportiva. Ma non dimentichiamo che dietro ogni atleta ci sono spesso uno Sci Club, un allenatore, una famiglia e tanti volontari che hanno creduto in lui quando ancora non aveva vinto nulla.

E forse il successo più grande non è soltanto accompagnare un ragazzo sul podio.

È riuscire a far sì che un ragazzo in più scopra lo sport, la montagna, l’amicizia, la fatica e la soddisfazione di raggiungere un obiettivo con le proprie forze.

È da qui che, secondo noi, dovrebbe ripartire il confronto sul futuro della FISI.

Stefano Contrini
Presidente Sci Club Pezzoro