Quello che un piccolo Sci Club vorrebbe dalla prossima Presidenza e dal prossimo Consiglio Federale
A chi si candiderà a guidare la FISI nei prossimi quattro anni vorremmo raccontare che cosa ci aspettiamo dalla prossima Presidenza e dal prossimo Consiglio Federale.
Lo facciamo dal punto di vista dello Sci Club Pezzoro, una piccola società che sta alla base del movimento e che cerca, con le proprie forze, di avvicinare i giovani allo sport e, in particolare, allo scialpinismo.
Non chiediamo grandi progetti. Non chiediamo privilegi.
Chiediamo alla prossima Presidenza e al prossimo Consiglio Federale di provare, ogni tanto, a guardare la Federazione dal nostro punto di vista: quello di chi prende dei ragazzi, li porta sulla neve, organizza allenamenti e gare e cerca di insegnare loro ad andare in montagna in sicurezza.
E allora diciamo: come sarebbe bello avere una FISI che ci aiutasse davvero a farlo.
Come sarebbe bello avere una vera copertura per chi accompagna i giovani
Abbiamo frequentato corsi, studiato, superato esami e conseguito qualifiche federali per diventare allenatori di scialpinismo.
Poi torniamo nei nostri Sci Club e facciamo quello per cui siamo stati formati: accompagniamo e alleniamo i ragazzi.
E qui nasce una domanda che poniamo da anni.
Quale copertura di responsabilità civile tutela realmente l’allenatore quando accompagna i giovani durante l’attività dello Sci Club?
Come sarebbe bello se, insieme a un titolo federale, FISI proponesse agli allenatori e alle società una polizza RC chiara, specifica e adeguata a questa attività.
Una soluzione nazionale, costruita conoscendo davvero quello che facciamo.
Sono anni che chiediamo chiarimenti e una soluzione su questo punto e, almeno per la nostra esperienza, una risposta concreta non è mai arrivata.
Non può bastare formare gli allenatori. Bisogna anche metterli nelle condizioni di svolgere serenamente e responsabilmente il compito per il quale sono stati formati.
Come sarebbe bello se gli scialpinisti fossero finalmente utenti riconosciuti dei comprensori
C’è poi una questione che per lo scialpinismo sta diventando fondamentale.
Oggi l’accesso degli scialpinisti ai comprensori dipende sostanzialmente dalle regole e dalle decisioni dei singoli gestori.
Ed è assolutamente ragionevole che non si possa risalire liberamente una pista da sci aperta al traffico degli sciatori. È una questione di sicurezza e su questo non abbiamo nulla da obiettare.
Ma il problema è un altro.
Perché non lavorare affinché nei comprensori possano esistere percorsi dedicati, regolamentati e sicuri per lo scialpinismo, eventualmente anche a pagamento?
Quando la neve naturale manca, anche gli scialpinisti hanno bisogno di un luogo nel quale allenarsi. E molto spesso l’unica neve disponibile è proprio quella dei comprensori.
Noi saremmo anche disponibili a pagare un servizio.
Non chiediamo di risalire gratuitamente le piste. Chiediamo di poter diventare utenti riconosciuti, con regole precise, percorsi definiti e, dove necessario, un ticket.
E aggiungiamo una riflessione.
Quando un comprensorio beneficia di contributi pubblici, anche per fronteggiare stagioni difficili e carenza di neve, sarebbe così assurdo chiedere che una parte di quelle infrastrutture venga resa fruibile, in maniera regolamentata, anche da altre discipline della neve?
Pensiamo, ad esempio, ai finanziamenti e ai bandi regionali destinati al settore sciistico.
Su questo chiediamo alla prossima Presidenza FISI un impegno forte: aprire un confronto con Regioni, Governo e gestori degli impianti affinché lo scialpinismo venga finalmente considerato nella programmazione dei comprensori.
Per noi questo punto è fondamentale.
Come sarebbe bello applicare le regole comprendendo anche dove si svolge una gara
Chiediamo inoltre alla Federazione di conoscere e comprendere sempre meglio le dinamiche dello scialpinismo agonistico, sia giovanile sia degli adulti.
ARTVA, pala e sonda sono strumenti fondamentali.
Ai ragazzi dobbiamo insegnare non soltanto a portarli, ma soprattutto perché si portano, come si utilizzano e come si valuta l’ambiente nel quale ci si muove.
Dobbiamo formare atleti che domani sappiano andare autonomamente in montagna e sappiano distinguere un luogo sicuro da uno che non lo è.
Ma proprio per questo ci poniamo una domanda.
Se una competizione si svolge interamente all’interno di un comprensorio sciistico, su un tracciato controllato e messo in sicurezza rispetto al pericolo valanghe, è sempre necessario imporre gli stessi materiali di sicurezza richiesti per una gara in ambiente montano non controllato?
L’esperienza ci dice anche un’altra cosa: alcune delle manifestazioni che riescono ad attirare più partecipanti sono proprio quelle organizzate in ambienti controllati, nelle quali l’organizzatore può semplificare l’accesso alla gara e ridurre il materiale obbligatorio quando le condizioni lo consentono.
E non è un principio estraneo allo scialpinismo di altissimo livello: nelle competizioni Vertical internazionali vediamo gli atleti gareggiare senza lo zaino previsto invece in altre specialità.
Allora forse dovremmo cercare criteri sempre più coerenti con il rischio reale, con il tipo di percorso e con l’ambiente nel quale si gareggia.
Non significa abbassare il livello della sicurezza.
Significa esattamente il contrario: insegnare che la sicurezza nasce dalla valutazione del rischio, non semplicemente dall’obbligo indistinto di portare del materiale.
E sia chiaro: quando organizzeremo la nostra Vertical sul Monte Guglielmo, in ambiente montano e fuori da un comprensorio sciistico, ARTVA, pala e sonda resteranno nello zaino.
Perché lì hanno un senso.
Come sarebbe bello che quattro anni di errori non arrivassero fino alle Olimpiadi
C’è poi una lezione che vorremmo consegnare a chi si candiderà a guidare la Federazione.
È quella degli ultimi quattro anni dello scialpinismo italiano.
Ne abbiamo parlato apertamente nella nostra news del 28 febbraio 2026, “Cara Manuela Di Centa, caro Meraldi e caro Roda… così non va bene”.
La nostra opinione è stata e rimane molto chiara: la gestione tecnica di Fabio Meraldi non è stata all’altezza del quadriennio che avrebbe dovuto portarci alle Olimpiadi di Milano Cortina.
Non lo diciamo oggi perché è facile giudicare dopo.
Abbiamo contestato determinate scelte durante il percorso.
E allora al prossimo Presidente chiediamo soprattutto questo: non aspettare quattro anni per capire che qualcosa non funziona.
Un Direttore Tecnico non può essere mantenuto semplicemente perché è stato un grande atleta o perché gode della fiducia di qualcuno.
Deve essere valutato per quello che fa da Direttore Tecnico.
Per la programmazione, per la capacità di far crescere gli atleti, per i risultati, per la gestione del movimento e per la capacità di ascoltare chi quello sport lo vive ogni settimana.
A nostro giudizio, l’inadeguatezza della gestione Meraldi è stata lasciata andare avanti troppo a lungo.
E alla fine siamo arrivati proprio all’appuntamento che avrebbe dovuto rappresentare il momento più importante della storia dello scialpinismo italiano: le Olimpiadi in casa nostra.
E abbiamo sfigurato.
Non vogliamo che questo accada nuovamente.
Non chiediamo al prossimo Presidente di sostituire un tecnico alla prima gara sbagliata.
Chiediamo esattamente il contrario: che esista un sistema serio di verifica, che sappia distinguere un risultato occasionale da un problema strutturale e che abbia il coraggio di intervenire quando diventa evidente che un progetto non sta funzionando.
Perché quattro anni nella carriera di un atleta sono tantissimi.
Come sarebbe bello avere una FISI capace di riconoscere un errore prima che quell’errore diventi irreparabile.
Come sarebbe bello che prima di una Procura ci fosse qualcuno capace di capire
C’è infine un’altra esperienza degli ultimi anni che vorremmo non si ripetesse.
Ne abbiamo parlato nella nostra news del 20 agosto 2024, “Comportamento antisportivo a chi?”.
Ci siamo ritrovati davanti alla Procura Federale per una vicenda nata dal nostro impegno per garantire ai giovani dello scialpinismo maggiori possibilità di gareggiare e un calendario che non sacrificasse determinate discipline.
Non vogliamo qui ripercorrere nuovamente tutta quella vicenda.
Quello che avremmo voluto, e quello che chiediamo a chi guiderà la FISI in futuro, è un Presidente o un Consigliere Federale capace di distinguere quando ci si trova realmente davanti a un comportamento che merita di essere sottoposto alla Procura Federale e quando, invece, una denuncia rischia di diventare un autentico atto intimidatorio nei confronti di chi esprime una posizione diversa.
È questa capacità di giudizio che ci è mancata.
Perché la Procura Federale è uno strumento importante e deve rimanere indipendente. Ma proprio per questo non dovrebbe diventare il luogo nel quale trasferire automaticamente ogni contrasto, ogni critica o ogni divergenza all’interno della Federazione.
Nel nostro caso stavamo facendo una cosa molto semplice: stavamo cercando di far gareggiare dei ragazzi.
Avevamo espresso una posizione diversa rispetto alle scelte che venivano portate avanti nello scialpinismo giovanile e ci eravamo mossi affinché ai giovani venissero offerte maggiori possibilità di partecipazione.
Per questo avremmo voluto che qualcuno, ai vertici della Federazione, fosse capace di guardare i fatti e chiedersi:
“Qui siamo davvero davanti a un comportamento antisportivo oppure qualcuno sta utilizzando una denuncia federale per intimidire chi sta contestando una scelta?”
È questa la domanda che, secondo noi, avrebbe dovuto essere posta prima.
Non chiediamo al Presidente Federale di sostituirsi alla Procura.
Chiediamo qualcosa che viene prima.
Chiediamo responsabilità politica. Chiediamo capacità di giudizio. Chiediamo buon senso.
Perché una Federazione non può diventare un luogo nel quale chi esprime una posizione diversa debba temere che il confronto si trasformi in un procedimento disciplinare.
Come sarebbe bello avere un Presidente e dei Consiglieri Federali capaci di riconoscere questa differenza e, quando necessario, di dire chiaramente: la giustizia federale serve a perseguire autentici comportamenti disciplinarmente rilevanti, non a intimidire chi dissente.
E soprattutto come sarebbe bello avere una Federazione nella quale criticare una scelta non significhi essere contro la FISI.
Noi siamo dentro la FISI.
I nostri ragazzi sono dentro la FISI.
I nostri allenatori sono dentro la FISI.
Il nostro Sci Club è FISI.
E proprio perché ne facciamo parte vogliamo poter dire quando, secondo noi, qualcosa non funziona.
Cinque richieste molto semplici
Alla prossima Presidenza e al prossimo Consiglio Federale chiediamo quindi cinque cose:
- Una copertura RC chiara e specifica per gli allenatori che svolgono attività con i giovani per conto delle società sportive.
- Un impegno nazionale per riconoscere lo scialpinismo all’interno dei comprensori sciistici, attraverso percorsi dedicati, regolamentati e, se necessario, a pagamento, soprattutto quando le stazioni beneficiano di sostegno pubblico.
- Regole agonistiche proporzionate al contesto e al rischio reale, distinguendo maggiormente tra una competizione in ambiente montano e una competizione svolta interamente in un comprensorio controllato.
- Una Federazione capace di valutare davvero chi guida tecnicamente le discipline, intervenendo quando un progetto non funziona, senza aspettare quattro anni e l’appuntamento più importante per accorgersene.
- Una Presidenza e un Consiglio Federale capaci di distinguere un autentico problema disciplinare da un possibile utilizzo intimidatorio degli strumenti della giustizia federale, tutelando allo stesso tempo l’indipendenza della Procura e il diritto delle società di esprimere liberamente il proprio dissenso.
Non pretendiamo che tutto questo venga risolto domani.
Pretendiamo però che se ne parli.
Che chi si candiderà alla Presidenza ci dica anche che cosa pensa di questi problemi.
Che qualcuno ascolti chi lo scialpinismo lo pratica, lo insegna e cerca ogni settimana di trasmetterlo ai ragazzi.
Perché alla base della Federazione ci sono gli Sci Club.
E alla base degli Sci Club ci sono persone che mettono tempo, passione e responsabilità per portare un ragazzo sulla neve.
Come sarebbe bello se la prossima FISI partisse anche da qui.
Stefano Contrini, Presidente Sci Club Pezzoro